Un viaggio nella creazione
- Paola Panero

- 12 nov 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Dal bozzetto alla visione interiore
Sto realizzando un murales, e nel farlo mi rendo conto di quanti passaggi vive un artista quando deve creare qualcosa di pubblico, soprattutto quando c’è un committente.
Quando lavoro su un mio quadro, il dialogo è intimo, tra me e la tela. Ma quando l’opera deve “parlare” anche per altri, tutto cambia: entrano in gioco le aspettative, le richieste, il giudizio. E con essi, i dubbi.
La nascita dell’idea
Tutto è partito da una tematica proposta. Da lì, quasi istintivamente, ho avuto un’immagine: un grande albero centrale, con rami che si aprivano nello spazio e tante foglie leggere, simbolo di libertà e movimento.
Poi il disegno è cambiato. L’albero è diventato due mani aperte, simbolo di accoglienza e mutamento. Quelle mani, ravvicinate, sembravano sostenere il mondo, e quel mondo, tondo e vivo, mi ha fatto pensare a una pupilla. Così è nato un occhio: un occhio che osserva, che contiene, che riflette la vita.
Attorno, ho tracciato linee fluide, ondulatorie, che si muovevano tra tonalità di blu e verde, come onde o correnti di energia. A un certo punto, queste linee si interrompevano contro forme appuntite, segno di una frattura: la guerra, la distruzione, rappresentata con grigi, rossi e colori cupi.
Al centro, invece, le mani erano avvolte da colori arcobaleno, rosa, viola, toni luminosi di speranza. E infine, sulla destra, una colomba e foglie in movimento, simboli di pace e rinascita.
Il processo creativo e i suoi dubbi
Questo disegno è nato spontaneo. L’ho sentito giusto fin da subito: l’ho visto, percepito, tracciato sul muro senza esitazione, con proporzioni naturali e colori armoniosi. Mi sono immersa completamente nel lavoro, come se la mano seguisse un’intuizione profonda.
Ma poi, con l’avanzare del lavoro, sono arrivati i dubbi.
“È troppo semplice?”
“Forse dovrei aggiungere qualcosa, rendere le sfumature più complesse…”
Ed ecco che la mente inizia a interferire. La spontaneità lascia spazio al giudizio. E il confronto con gli altri amplifica tutto: dove speravi stupore, incontri indifferenza; dove cercavi comprensione, arriva il silenzio.
In quel momento, il rischio più grande è perdere la visione iniziale.
La fatica diventa quella di tornare a credere in ciò che avevi visto, in ciò che avevi sentito.
Ritrovare la visione
Ogni artista, credo, conosce questa lotta: tra la fiducia nella propria intuizione e la paura di non essere all’altezza. Nel mio caso, riaffiorano vecchie paure, amarezza, insicurezza. Ma so che la vera forza sta nel rimanere fedeli a quella prima scintilla, a quella visione originaria che ci ha spinti a creare.
Se poi arriveranno critiche o incomprensioni, pazienza.
Non tutto può essere compreso da tutti.
Io so quello che sto facendo, so perché l’ho fatto, e questo mi basta.
Perché la mia più grande soddisfazione non è nell’approvazione, ma nella visione.
Solo lì, in quel momento di purezza e verità, c’è la mia arte.




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