Oltre la realtà: il colore e le forme come linguaggio assoluto
- Paola Panero

- 17 set 2025
- Tempo di lettura: 1 min
Parlare di Malevič significa parlare di un artista che ha avuto il coraggio di abbandonare la realtà visibile per entrare in una dimensione altra. La sua pittura non cerca di riprodurre la natura, né di raccontare ciò che l’occhio vede. Al contrario, vuole liberarsi da ogni vincolo per esprimere l’essenza più pura: il colore e la forma come simboli, come presenze autonome, come energia che esiste indipendentemente dal mondo tangibile.
In questo sento una risonanza profonda con la mia ricerca. Anche per me il colore non è mai solo colore, la forma non è mai soltanto una forma: entrambi diventano segni di un linguaggio interiore, che non descrive ma evoca. C’è un distacco dalla realtà, non per negarla, ma per aprire lo sguardo verso ciò che non si vede, verso il senso più segreto delle cose.
Malevič parlava di “suprematismo”, ma ciò che mi colpisce è soprattutto la sua radicalità: il gesto di azzerare il reale per ricominciare da capo, come se l’arte fosse un varco verso l’infinito. E in questo silenzio di figure riconoscibili, io ritrovo un’eco della mia stessa esigenza di andare oltre, di dare voce a ciò che non ha forma nel mondo, ma esiste nel pensiero, nella visione, nell’anima.




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