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Il mistero della pittura

Pablo Picasso racconta come, per tutta la vita, fosse tormentato da una domanda ricorrente: “Ma che cosa significa la tua pittura?”


Lui, che viveva l’arte come necessità vitale, ne soffriva e spesso si infuriava. Diceva - Si chiede forse di spiegare il canto degli uccelli? Si pretende di capire perché amiamo la notte, i fiori o un tramonto? Si accettano per quello che sono: esperienze da vivere, non da razionalizzare -

Eppure, quando si parla di pittura, sembra che ci sia sempre bisogno di una spiegazione. Con il tempo Picasso imparò a difendersi con battute, paradossi o perfino risposte brusche. Ma la verità che traspare dalle sue parole è molto semplice: un’opera non nasce per essere decifrata, nasce da una visione, da un pensiero o da un’emozione che non sempre si possono tradurre in parole.

Io stessa, dipingendo, sento quanto a volte sia impossibile spiegare con la logica quello che accade sulla tela. L’arte non sempre nasce da un ragionamento, ma da un’urgenza interiore che trova forma nel colore e nella materia.

La spiegazione, se davvero serve, arriva dopo: non dalle parole dell’artista, ma dallo sguardo di chi osserva. È lo spettatore a completare il senso dell’opera, attraverso ciò che percepisce, ciò che sente, ciò che lo tocca.

In fondo, davanti a un quadro, non è necessario “capire tutto”. Ciò che conta è lasciarsi attraversare dall’esperienza. È in quel dialogo silenzioso che si incontra davvero l’artista: non nella definizione esatta del quadro, ma nell’intensità del sentimento che suscita.

 
 
 

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