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L’imperfezione come bellezza


Ho sempre pensato che l’arte dovesse essere armonia, equilibrio, perfezione. Così mi è stato insegnato, è la parte tecnica. Ma poi mi sono accorta che spesso la vera vita nasce proprio dalle crepe. Un segno storto, un colore fuori bordo, una pennellata imprevista: all’inizio sembrano errori, invece possono diventare il cuore del lavoro.

L’imperfezione ci ricorda che siamo vivi, autentici, unici. È lì che l’arte smette di essere esercizio, tecnica e diventa verità.

Forse è proprio questo il suo compito: insegnarci a non cancellare ciò che è “fuori posto”, ma ad accoglierlo come parte della nostra storia.

Ogni passo, piccolo o grande, è stato un modo per avvicinarmi un po’ di più a quella parte di me che crea senza paura.

Ho capito che non serve arrivare a un risultato perfetto: conta il processo, l’attenzione, la disponibilità ad accogliere quello che nasce.

 
 
 

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